Lo slogan di Rejaw

Lo slogan di Rejaw

Rejaw è un nuovissimo (apertura al “pubblico” datata 6 agosto 2008) servizio di microblogging (più precisamente mini, vedremo subito perchè). Non è un semplice servizio di miniblogging perchè l’interfaccia offre la possibilità di comunicare in real-time, che rende facile e piacevole tenere una vera e propria conversazione, in uno stile che mescola (le componendi migliori di) twitter, pownce e un tipico client IM.

Vediamo cosa contraddistingue Rejaw.

  1. Una diversa terminologia rispetto a twitter. L’equivalente di un messaggio pubblico viene detto shout (grido), un messaggio privato whisper (sussurro).
  2. Un limite alla lunghezza dei messaggi ben più alto. Su twitter se ne hanno a disposizione 140, su Rejaw 1000. Spesso 140 sono più che sufficienti, ma non sempre (pensate agli sms). Questo rende Rejaw un servizio di miniblogging (mini>micro), e permette di scrivere qualcosa che può assomigliare ad un classico post, più che a un brevissimo “soliloquio”.
  3. Come detto, l’interfaccia non è statica come quella di twitter. I messaggi appaiono automaticamente sullo schermo in real-time (non serve aggiornare la pagina), così come si vede trascorrere il tempo passato dagli ultimi messaggi scritti/ricevuti. E’ questa la “componente chat” di Rejaw, che a mio parere è di gran lunga più funzionale del continuo scambio di messaggi tra @tizio e @caio.
  4. E’ possibile postare immagini, nonché file audio/video, senza dover ricorrere a link a servizi esterni (come si è costretti a fare su twitter). Ad esempio, riportare il link di un video presente su youtube comporta l’inserimento automatico del video su Rejaw. Comodissimo.
  5. Ogni post (shout o whisper che sia) ha un corrispondente permalink bene in vista. Ogni conversazione che nasce in risposta ad un post vive isolatamente dalle altre (proprio come in una chat). Questi due aspetti, assieme, rendono molto ordinata l’esperienza dell’utente, ed è facile linkare una certa conversazione, se dovesse servire (in twitter si linka lo status, ma non si ha la visione completa di una conversazione).
  6. L’iscrizione in Rejaw è “moderna”, attenta allo stress da “oddio, un altro form da compilare, un’altra password da memorizzare”. E’ possibile iscriversi attraverso il proprio openID (chi ha un blog su wordpress.com, come me, ce l’ha ed è l’indirizzo del blog), oppure alla solita maniera. Ricordo chi non avesse un openID (che è una gran trovata) che è sempre possibile crearne uno, ad esempio qui (trusted provider).
  7. Un ulteriore accorgimento sulla questione password. Chi volesse gestire Rejaw da un comodo servizio multi-microblog come ping.fm e fosse titubante nel fornire la propria password anche ai gestori di ping.fm, può far uso di una “password secondaria”, generabile (e ri-generabile quando volete) dalle impostazioni account di Rejaw. Questo non intacca minimamente la sicurezza del vostro account Rejaw, dato che non siete costretti a fornire la vostra vera password, come potreste altrimenti temere.
  8. Non è necessario essere iscritti per intervenire in una discussione. Basta che un contatto vi fornisca il permalink della discussione. Ottimo, no?

Un bel po’ di interessanti novità mi pare. Non è un inutile clone di twitter, è evidente. Inoltre, è possibile che un po’ alla volta arrivino applicazioni di terze parti, come avviene continuamente per twitter. Le specifiche sono disponibili a chiunque volesse crearne.

Al momento, l’unico client disponibile è per Mac (non so perchè), ma sono sicuro che le novità non tarderanno. Insomma, questo servizio ha 20 giorni, diamogli tempo! Se contiamo i problemi che twitter continua ad avere (persiste il mancato supporto a jabber)..beh..non vi invito alla migrazione, che sa quasi di tradimento, ma provate Rejaw e non ve ne pentirete. Rischiate solo di sviluppare un’ulteriore dipendenza, quindi non c’è di ché preoccuparsi.

Io sono qui, per chi vuole contattarmi o semplicemente farsi un’idea migliore sull’interfaccia.