Dai, basta con questi subnotebook, questi schermini da 7″, questa corsa al ribasso!! Io dico che bisogna spingere un altro genere di prodotti.
Alienware: da sempre sinonimo di portatilità e convenienza! Infatti, il loro motto è risaputo essere: “Qualità senza risparmio o risparmio senza qualità?”
Chi non ne vorrebbe uno!

Giugno 14, 2008 at 3:38 pm
Chi non ne vorrebbe uno? Io.
Non è detto che a tutti importi spendere 5 volte e passa il prezzo di un EEEPC per avere un prodotto più ingombrante con prestazioni di cui non hanno bisogno.
L’EEEPC e simili hanno caratteristiche di portabilità che li rendono estremamente più versatili dei portatili da 15-17 pollici, e con quello che spenderesti per quel PC sai quante ne compre di EEEPC?.
Giugno 14, 2008 at 3:53 pm
@ Buon Senso
Ehi, il mio post è apertamente ironico! Non mi sembra così difficile da capire!
Giugno 14, 2008 at 8:58 pm
Sono pienamente daccordo…………..
basta con i tostapane che devono fare tutto……………..
W l’hardware estremo, non quello x i puffi!!!!
Giugno 14, 2008 at 9:48 pm
Ah, come non detto
Giugno 15, 2008 at 12:15 am
Io invece credo che questi UMPC abbiano francamente un po’ rotto… e non perchè non sono belli o desiderabili, ma per il fatto che fanno passare GNU/Linux come se fosse un sistema operativo a basso costo e basta, un po’ come se lo sforzo collettivo della comunità non fosse in grado di creare qualcosa di migliore di MS Windows. A me piacerebbe che si mettessero in luce le caratteristiche superiori di Linux, non che si faccia passare che semplicemente si tratta di un’alternativa a basso costo di windows!
Giugno 15, 2008 at 10:05 am
Al di là dell’ironia del post, alcuni dei temi sollevati sono interessanti.
Lo “sforzo collettivo della comunità” non è quello di creare qualcosa di migliore di Microsoft Windows, ma quello di creare un sistema operativo (kernel + livello utente) funzionante, rispondente a certi criteri.
Per anni si è scritto in tutte le salse di come GNU/*/Linux fosse bistrattato dalle aziende produttrici di hardware nella scelta del sistema operativo da mettere in bundle con le proprie macchine – scelta, peraltro, che limita abbondentemente la libertà dell’utente finale e non lo invoglia di certo a capire che un computer non è una lavastoviglie, e che bisogna sapere metterci le mani prim’ancora di pensare di scrivere la lettera alla nonna.
Ora che entità come Red Hat, Canonical, Novell e Xandros hanno costruito l’aura di “rispettabilità” attorno al “prodotto” GNU/*/Linux che serve alle aziende per essere “rassicurate” – aziende che stanno costruendo un segmento di mercato della cui utilità si può tranquillamente discutere (per me è un segmento inutile e limitato, che avrei lasciato ben volentieri a patacche come il MacBook Air, e a quella elevata fascia di prezzo) leggo da più parti dell’inadeguatezza del ruolo riservato
Ritengo che scendere a patti con gli affaristi (al posto di questo termine c’andrebbe qualcosa di più pesante, forse demodè) implichil’accettazione di un segmento di mercato più o meno adeguato: in fondo, si è invocata la loro “benedizione”, e questo è uno dei prevedibili risultati.
La cosa importante è che non ci si faccia fuorviare dalla ricerca dell’accordo di mercato, altrimenti troppa gente delusa (come me) dall’andazzo delle cose rischia di passare ad altri lidi forse meno accoglienti, ma di sicuro meno tonitruanti e di certo non continuamente impegnati ad equilibrismi morali e pecuniari di cui difficilmente si capisce la ragione. Un sistema operativo, nelle sue componenti, è o non è valido a livello tecnico; a livello morale, si tratta di poco più che di simboli, che hanno il valore che noi diamo loro.
Giugno 15, 2008 at 10:32 am
Devo dire che effettivamente l’eeepc poteva bastare,
ma chi non è sempre in viaggio come me non può capire
quanto dei miniportatili come questi rendano il viaggio meno stressante
una borsa per il portatile, un altra per le altre cose
io all inizio gironzolavo con il portatile,
stavo per prendere un vaio o un mac per le loro dimensioni…
ma quando ti ritrovi una soluzione come eeepc
alla fine in viaggio non è che hai bisogno di grosse prestazioni …
hai bisogno di strumenti di ufficio , strumenti di lavoro (piccolo ambiente di sviluppo nel mio caso) , qualche riproduttore multimediale e ovviamente qualche giochino per passare il tempo
Giugno 15, 2008 at 4:57 pm
@ Emanuele Cipolla & Neff
Coincidenza: ho scaricato FreeBSD proprio stanotte. Credo che proverò a metterci le mani molto presto.
Ammesso che l’obbiettivo non sia “battere Microsoft”, bisogna pur ammettere che il mercato per ora prevede concorrenza e quindi una certa sfida tra i produttori di sistemi operativi.
Non riesco a dare una risposta completa a quello che scrivi, su cui mi trovi d’accordo, mi sento solo di fare una considerazione…
La morale di GNU/Linux (ma anche di FreeBSD)
non la ridurrei a “poco più che dei simboli”, o meglio…può anche esserlo ma è quello che fa la differenza su Mac e Windows. La mia esperienza-utente (quindi aspetti tecnici/prestazioni) GNU/Linux è soddisfacente e divertente, ma forse come sistema operativo non lo sentirei così mio come ora se non ci fossero di mezzo i concetti di software libero,
collaborazione, e se vogliamo comunità…
Al di là di questo, non so dire se “scendere a patto con gli affaristi” sia bene o male…potrebbe diffondere il pinguino come no, ed è certo, in accordo con quanto ha scritto Neff, che i produttori hardware, più o meno consapevolmente, ne stanno dando un’immagine assai limitata e speriamo che questo cambi.
In Francia non verranno più venduti i Bundle, se l’Italia si allineasse in qualche anno sarebbe già un enorme passo avanti.
Giugno 15, 2008 at 8:45 pm
@emilator:
Siamo d’accordo. Quel che volevo dire è che alle aziende tutto questo non interessa affatto, visto che c’entra poco con il loro profitto.
E beninteso, a me questo status non sta bene per niente, e preferirei che le aziende continuassero a “fregarsene” del software open source, visto che l’alternativa sembra essere l’utilizzo a condizioni becere.
Giugno 15, 2008 at 9:26 pm
@ Emanuele Cipolla
Certo, non interessa o non sono in grado di fare il cambiamento (per non dire salto di qualità), o non ne hanno le possibilità, per quanto riguarda i piccoli produttori hardware/software.
Vale per ora o sarà così sempre? Questo non lo sa nessuno, e sono d’accordo con te: se l’utilizzo è quello attuale “si fottano”, perchè è assolutamente scandaloso.
Immagino anche che, come vale per Windows, i guadagni non vengano tanto dalla vendita di Linux in questi notebook, quanto dai servizi per le aziende (in stile Red Hat, ad esempio).
Giugno 15, 2008 at 10:44 pm
“sistema operativo da mettere in bundle con le proprie macchine – scelta, peraltro, che limita abbondentemente la libertà dell’utente finale e non lo invoglia di certo a capire che un computer non è una lavastoviglie, e che bisogna sapere metterci le mani prim’ancora di pensare di scrivere la lettera alla nonna.”
La solita logica da “espertoni” da strapazzo (non ce l’ho con te)… stranamente i sistemi che hanno successo sono proprio quelli “a prova di imbecille”.
Ubuntu, GOs, Xandros, Suse, Mandriva: tutti sistemi che conquistano l’utente normale, che probabilmente ha altro da fare nella propria vita che imparare ad amministrare un pc:
dopo una giornata di lavoro vorrebbe solo poter USARE lo strumento acquistato per mandare una lettera alla nonna, senza preoccuparsi di “farlo funzionare”.